
Segnali preoccupanti per l'economia. Le prospettive di crescita per il 2009 si sono drasticamente ridotte: il pil di quest'anno supererà il 2%, ma non raggiungerà il 6% come inizialmente previsto, afferma il ministro dell'Economia e della Pianificazione Marino Alberto Murillo. Le ripercussioni della crisi globale si fanno sentire su settori chiave come il turismo, sull'andamento delle esportazioni e sulle rimesse dei cubani all'estero. A questo quadro vanno aggiunte le conseguenze dei tre uragani del 2008, che secondo stime ufficiali hanno provocato perdite per 10.000 milioni di dollari. Nei giorni scorsi la stampa ha riportato appelli alla riduzione degli sprechi e delle inefficienze sul lavoro. Il direttore del Granma, Lázaro Barredo, ha segnalato l'impossibilità di sostenere lo squilibrio nel commercio estero registrato nei primi tre mesi di quest'anno, periodo in cui le importazioni hanno rappresentato il 78% del totale. E il viceministro Julio Vázquez ha annunciato, a partire da giugno, un piano per il controllo del consumo elettrico, avvertendo che il mancato rispetto dei parametri stabiliti potrebbe portare a un ritorno degli apagones che caratterizzarono gli anni Novanta. L'isola, che produce quotidianamente 75.000 barili di greggio e ne importa dal Venezuela quasi 100.000, tra gennaio e aprile ha consumato in elettricità circa 2.400 barili al giorno più di quanto programmato. Infine il corrispondente Gerardo Arreola scrive su La Jornada del 25 maggio, citando fonti del mondo degli affari e della diplomazia: "Da almeno sei mesi Cuba mantiene congelati i conti bancari di centinaia di imprese straniere che operano qui, in una decisione che non era stata presa neppure nel peggior momento della crisi del decennio scorso". Una paralisi dei conti "che sta colpendo grandi e piccoli fornitori, senza distinzione di nazionalità".
I MOTIVI DELLE DESTITUZIONI. Sono emersi nuovi dettagli sulle destituzioni, avvenute in marzo, del vicepresidente Carlos Lage e del ministro degli Esteri Felipe Pérez Roque. Della vicenda aveva parlato Fidel Castro, alludendo in modo enigmatico al "miele del potere", che aveva suscitato "ambizioni che li condussero a un ruolo indegno". Ora il caso sembra aver trovato una spiegazione: secondo fonti citate il 24 maggio dal quotidiano spagnolo El País, Lage e Pérez Roque sarebbero stati filmati in segreto, in una casa di campagna, mentre denigravano la gestione dei fratelli Castro e delineavano i cambiamenti da apportare al governo dell'isola. L'uomo chiave della vicenda sarebbe Conrado Hernández, un personaggio legato all'ambasciata spagnola all'Avana, che avrebbe registrato le dichiarazioni dei due per conto della delegazione diplomatica, interessata alle opinioni dei quadri più giovani dell'isola sul tema della transizione. I servizi segreti cubani, che ben conoscevano questo interesse della Spagna, l'avrebbero sfruttato per far venire allo scoperto i due funzionari. Quanto a Hernández, è stato arrestato a metà febbraio mentre con la moglie si accingeva a riparare in Spagna.
www.latinoamerica-online.it 24/05/09