Vittoria dell’UMP. Successo ecologista. Catastrofe per i socialisti. Scacco di Bayrou [centro]. I commentatori insistono su questi quattro elementi. Ovviamente, tutti concordono anche nel sottolineare la forza dell’astenzione.Ma pochi osservatori ne traggono le giuste conclusioni: il nuovo paesaggio politico, uscito dalle urne, rappresenta un’immagine molto storta dell’audienza reale sei soggetti politici di questo paese.
Organizzate al suffraggio universale diretto, le elezioni europee hanno somigliato a un suffraggio censitario di fatto

. L’astenzione e la partecipazione hanno per l’essenziale seguito i contorni delle classi sociali fondamentali. Quelle e quelli che sono andati a votare sono per la maggioranza più vecchi e più agiati, più protetti di fronte alla crisi che gli astenzionisti che sono in maggioranza composti da giovani, lavoratori, disoccupati. Due cifra bastano a illustrare questo:
più del 70% dei 18-34 anni, del 70% degli operai hanno snobbato le urne. Hanno così manifestato politicamente il proprio malcontento di fronte alle conseguenze della crisi di cui sono le vittime, di fronte a partiti istituzionali che hanno preso in giro la vittoria del « no » all’Europa liberale nel 2005.
Fenomeno analogo a quello che è successo in tutta Europa, il 60 % delle elettrici e degli elettori, sia 26,3 milioni di persone, non sono andate a votare. Un dettaglio.
Non tenere conto di questo per analizzare il significato del voto, è falsare il ragionamento. Il potere lo sa perfettamente, ma nondimeno dichiara di aver vinto. Durante la campagna, i seguaci di Sarkozy hanno usato il facile tema dell’insicurezza e cercato di impedire ogni confrontazione politica per proteggere il padrone. Da domenica, ripetono senza sosta che non si è mai visto un governo vincere un’elezione intermediaria due anni dopo essere arrivato al potere. E’ vero che con il 29% dei voti, l’UMP, come tutte le destre in Europa, è chiaramente in testa.
A guardarci meglio, se è discutibile dichiarare che il 29% dei voti espressi rappresenti solo il 10% degli elettori iscritti, non c’è dubbio che
il 71% dei votanti si è pronunciato a favore di linee ostili al governo, ognuna nel proprio modo.Un altro elemento preoccupante dello scrutinio, soprattutto nel contesto della crisi, è il buon risultato ottenuto dapertutto in Europa da
liste di estrema destra di ogni tipo.
Il
Partito Socialista appare come il principale sconfitto del 7 giugno, vivendo di nuovo il 21 aprile [2002, quando Lionel Jospin era stato eliminato al primo turno delle elezioni presidenziali a favore del candidato di estrema destra Jean-Marie Le Pen]. Superato - provvisoriamente ? – da Cohn-Bendit [ex-leader del ’68 che ha guidato la lista ecologica], spossato dall’astensione, il suo risultato [16,5% di fronte al 16,3 degli ecologisti] è cattivo. La socialdemocrazia europea, in tutte le sue versioni, dalle più liberiste alle più tradizionali, al potere o nell’opposizione, ha fatto un notevole passo indietro. Sul piano economico, le politiche che bandisce e quelle della destra sono molto vicine.
Il PS francese è invischiato nelle sue battaglie interne e ora deve affrontare una difficile scelta di alleanza. La soluzione Bayrou è provvisariamente scartata [dato il debole risultato del centro] ma può anche tornare tra poco data la compatibilità del programma del Modem con quello dei socialisti. I Verdi saranno golosi per le regionali, che discutino con il PS al primo o al secondo turno. Quanto al PC e al Parti de Gauche [fuoriusciti della sinistra del PS poco prima delle elezioni, per formare il « Front de Gauche »], i loro dirigenti hanno appena detto al PS che per discutere con loro, bisogna rifiutare Bayrou…
Il voto ecologista è stato la principale sorpresa, facendo dimenticare il risultato di Dominique Voynet alle scorse presidenziali. Segna tanto la volontà di sottolineare la gravità dei problemi ecologici quanto la voglia di spostare le linee a livello politico, promuovendo Cohn Bendit e Bové che sembrano – in gran parte a torto – fuori dal sistema.
Alla sinistra del PS, la campagna dinamica del Front de Gauche ha permesso alle sue componenti di frenare il declino che conosceva il PCF da solo. Nel 2004, le liste di questo partito ottenevano 5,9 % e quelle del Front de Gauche nel 2009, 0,15 di più (6,05%).
Per il giovane NPA, questa scadenza era molto difficile. Senza elettorato stabile, senza appoggio nelle istituzioni, confrontato all’astenzione dei giovani e delle classi popolari, correva il rischio di rivivere il copione che conobbe l’alleanza LCR-LO nel 2004 (2,6%). Non è stato così. La campagna è stata preparata con poca esperienza, poco tempo, poche risorse. Queste ultime settimane l’NPA a fatto da bersaglio a numerosi e vari giocatori di freccette.
5 %, 890 000 voti, è un risultato incoraggiante. E’ più che la percentuale ottenuta dal Olivier Besancenot in circostanze più favorevoli. E’ inedito per un soggetto della sinistra anticapitalista, solo, a questo tipo di scrutinio. Ovviamente, avremmo voluto ottenere di più, e abbiamo questo piccolo rimpianto di non aver potuto superare – per così poco – la soglia per ottenere deputati.
70 % delle elettrici e degli elettori di Olivier Besancenot nel 2007, più di un milione di persone, hanno scelto questa volta la via dell’astensione per protestare contro il governo e la crisi, senza per questo rinnegare il loro voto delle presidenziali.
L’NPA dispone senza dubbio di un’importante riserva di simpatia. Dopo un anno di fondazione in cui le/i militanti del notro movimento si sono dati da fare, la scommessa è vinta. L’NPA si è installato come una forza politica durevole, che conta nel paesaggio politico, e viene riconosciuto come tale da tutti.
Così possiamo iniziare la nuova fase con convinzione e serenità, sulla base di una linea chiara, le cui modalità devono venire precisate nel quadro del dibattito democratico interno:
continuare a prendere tutto il nostro posto nella costruzione delle lotte e delle mobilitazioni sociali – perchè i massimo della crisi, come quello delle resistenze, deve ancora venire; proporre il raduno di tutte/i quelle/i, persone, movimenti e partiti politici, che vogliono cambiare i rapporti di forza, costruire insieme una sinistra radicale, indipendente dalla direzione del Partito socialista.Consolidare l’NPA, perferzionarlo, e nello stesso tempo approfondire i legami con le altre forze della sini
stra anticapitalista oltre i confini.
http://www.npa2009.org/