venerdì 26 giugno 2009

Colpo di Stato in Honduras

di Gennaro Carotenuto
Le parole drammatiche nella notte del presidente dell’Honduras Manuel Zelaya: “È in corso un colpo di stato nel paese” sono state confermate e supportate dall’ONU. Il presidente dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, Manuel D’Escoto, nella notte ha condannato con parole fermissime il tentativo di colpo di stato in corso in Centroamerica: “condanniamo fermamente il colpo di stato in Honduras contro il governo democraticamente eletto di Manuel Zelaya” dove i poteri di fatto di sempre, le élite, l’esercito, le alte gerarchie cattoliche, le casta politica, sono disposti a tutto perché nel paese neanche si parli di Assemblea Costituente. È infatti questo l’oggetto del contendere che ha scatenato la sedizione: un referendum che domenica prossima dovrà decidere se convocare o no l’elezione di un’assemblea Costituente voluta secondo i sondaggi dall’85% della popolazione.

È bastato solo l’odore di una Carta costituzionale che per la prima volta mettesse nero su bianco diritti civili e strumenti per ottenerli in un paese per molti versi ancora premoderno come l’Honduras, perché si mettesse in moto la macchina golpista che durante tutta la storia ha impedito giustizia sociale e democrazia in tutto il Centroamerica. Il presidente Manuel Zelaya, “Mel”, con una storia di centro-destra nel partito liberale che durante il suo mandato ha virato con molta dignità verso il verso il centro-sinistra, aveva indetto per dopodomani domenica 28 giugno una consultazione con la quale si chiedeva ai cittadini se nel prossimo novembre si dovesse convocare o meno un’Assemblea Costituente nel paese contemporaneamente alle elezioni presidenziali, legislative e amministrative già previste a fine anno.

Quella per l’Assemblea costituente sarebbe stata, sarà, la “quarta urna”, una svolta che secondo i sondaggi è voluta da almeno l’85% del paese ma indesiderata dalle élite tradizionali, dal sistema dei partiti incluso quello del presidente che oramai si oppone apertamente, dai media di comunicazione, che in Honduras come nel resto del continente sono dominio esclusivo del potere economico, dalla Corte Suprema e dall’esercito. Queste non solo non vogliono contribuire al processo eleggendo propri rappresentanti all’Assemblea Costituente nel prossimo novembre, ma né vogliono una nuova Costituzione né accettano di verificare se la maggioranza della popolazione la desidera. La scrittura di Costituzioni partecipative, condivise con gli strati popolari della popolazione, dal Venezuela, alla Bolivia all’Ecuador è stata vista nell’ultimo decennio con crescente rifiuto da parte delle oligarchie tradizionali che, soprattutto nel caso boliviano, si è trasformato apertamente in eversione.

Di conseguenza settori numericamente preponderanti dell’esercito di Tegucigalpa, che rispondevano al Capo di Stato Maggiore Romeo Vázquez, si sono rifiutati di operare per permettere la consultazione di domenica, distribuendo le urne e permettendo il regolare svolgimento della stessa adducendo che il referendum sarebbe illegale e che sarebbe propedeutico all’installazione di una dittatura di Mel Zelaya nel paese.

A quel punto al presidente non è restata che la destituzione del generale Vázquez che nella giornata di ieri non è stata però confermata dalla Corte Suprema che ha così appoggiato la sedizione. A questo punto le informazioni nella notte honduregna si fanno confuse. Di fronte al rifiuto di Zelaya di reintegrare Vázquez come Capo di Stato Maggiore parti importanti dell’esercito avrebbero occupato punti nevralgici del paese. I movimenti popolari, indigeni e sociali che appoggiano un presidente, divenuti unici riferimenti per Zelaya osteggiato da tempo dal proprio partito, sarebbero scesi al contrattacco, avrebbero occupato sotto la pioggia battente la base militare della Forza Aerea nell’aeroporto internazionale di Tocontín, sottratto a questa le urne e le schede referendarie con l’intenzione di distribuirle comunque nel paese.

Nel corso delle ultime ore sono successi due fatti nuovi che fanno inclinare all’ottimismo. Il presidente Zelaya ha parlato alla nazione, circondato da rappresentanti dei movimenti sociali del paese, confermando il recupero del materiale elettorale e riaffermando che domenica si terrà comunque il referendum. Intanto almeno il comandante dell’Aviazione, Generale Javier Price, si è schierato con il presidente democraticamente eletto. Intanto i movimenti sociali honduregni, di fronte al silenzio dei media rispetto al colpo di stato in corso nel paese, invitano a far circolare al massimo l’informazione e la solidarietà internazionale sul golpe in Honduras. Le prossime ore saranno decisive per capire se il golpe prospererà o se siamo di fronte ad un nuovo 13 aprile 2002 quando a Caracas in Venezuela i movimenti sociali e popolari sconfissero pacificamente il golpe dell’11 aprile contro il governo democraticamente eletto di Hugo Chávez.

giovedì 25 giugno 2009

No alla violenza sessista


Comunicato

NAPOLI. Domenica notte piazza bellini è stata ancora il palco di violenze etero-sessiste. Una giovane donna è stata brutalmente pestata da dieci uomini, riportando una serie di ferite gravi fino quasi alla perdita di un occhio.

L'aggressione è senza ombra di dubbio sessista, vedendo la brutalità con cui 10 (dieci!) uomini si sono accaniti su un'unica donna. Inoltre, a prescindere dai motivi per cui si è scatenata questa assurda violenza, da ricercare molto probabilmente in una delle consuete provocazioni, dato il luogo in cui si è svolto, è da ritenersi un attacco di stampo omofobo: piazza Bellini, nonostante le ripetute aggressioni, rimane l'ultima piazza libera di socializzazione non necessariamente eterosessuale. Purtroppo consueta come la violenza è la paura che si genera di fronte a questi episodi in chi è presente, che di conseguenza non riesce a reagire.

Non ne possiamo più!

Ogni settimana subiamo un nuovo attacco, alcuni più eclatanti come il lancio di fumogeni di appena una settimana fa, altri più subdoli ma non meno invasivi, come le suore dell'ordine di Calcutta, che si presentano ogni domenica per professare il messaggio eteronormativo, che noi riteniamo sia la legittimazione culturale in cui avvengono le aggressioni contro chi è fuori dall'ordine naturale voluto da Dio.

Tutte le estati siamo allo stesso punto, con le violenze ai danni della comunità LGBTIQ che si ripetono appena la piazza comincia a riempirsi durante le belle serate. Sembra quasi che vogliano farci accettare che se siamo in tante e siamo più visibili siamo anche più attaccabili. Questo non è vero, ribaltiamo il paradigma, saremo sempre di più, più visibili e saremo sempre più forti e pronte a rispondere. Autodifesa la nostra sicurezza!

Come facciamo da tempo denunciamo queste azioni come fasciste, perchè a prescindere dagli autori, queste sono da ascrivere nel senso comune spostato sempre più a destra da questo Governo e dai partiti, che promuovono le ronde e le politiche securitarie razziste e discriminatorie, incapaci di offrire spunti per un cambiamento culturale reale e profondo di questa società.

Per questo, Giovedi 25 giugno, alle ore 19.00, saremo anche noi in piazza Bellini in presidio per ribadire l'esigenza di riprenderci gli spazi, i luoghi di aggregazione che sono di tutti. Spazi che troppo spesso ci vengono sottratti da dinamiche violente, le quali in questa città sono ulteriormente aggravate ed alimentate dai poteri della criminalità organizzata, nonchè da pratiche e da atteggiamenti che a quest'ultima fanno riferimento, in un contesto di imbarbarimento delle relazioni sociali.

Copyleft Pride (collettivi Tiresi@ Degeneri, Pachamama, … )

mercoledì 24 giugno 2009

Verona Caput Fasci

CITTADINE E CITTADINI CONTRO I DIVIETI
presentano mercoledi_24_giugno_09
in Piazza Dante, Verona
alle ore 21.30
la rappresentazione teatrale



Verona Caput Fasci di Elena Vanni e Elio Germano, con Elena Vanni e Marianna Di Martino
Il 14 luglio 1995 il Consiglio Comunale di Verona, approvava la mozione 336, valida ancora oggi, che rigettava la Risoluzione del Parlamento di Strasburgo che raccomanda agli Stati membri dell'Unione Europea la tutela e lapromozione dei diritti delle persone Gay, Lesbiche, Bisessuali e Trans. Lo spettacolo ripercorre i lunghi mesi di dibattito in consiglio comunale nel corso dei quali, dai banchi del governo cittadino didestra, emerse in tutta la sua violenza l'ideologia sessista e omofoba che portò alla votazione della mozione 336 e alla condanna dell'omosessualità come fatto "contronatura".
Lo spettacolo stà girando tutta l'italia segno che i tempi non sono cambiati, la denuncia ne che viene fatta è si collegata al 1995 ma è grande attualità, cosa che ha sorpreso un po' tutti. Bologna, Milano, Torino, Trento, Udine, Brescia, Verona, Roma sono solo alcune delle città in cui Verona Caput Fasci è stato rappresentato suscitando sempre molta emozione.Risentire gli allora consiglieri comunali Bertozzo, Bottoli, Carletti, Padovani fa ancora molto effetto, sembrano non veri. Le due attrici Elena Vanni e Marianna De Martino sono bravissime, "sdrammatizzano" dialoghi beceri riportandoli alla nostra attualità. Uno spettacolo punk, cosi lo ha definito Elio Germano, che lo ha scritto insieme a Elena Vanni.
La rappresentazione teatrale ritorna a Verona per la seconda volta. Era stata presentata al Circolo Kroen di Villafranca nell'ottobre del 2008, sfidando i divieti della locale amministrazione comunale. In precedenza la stessa amministrazione aveva impedito al Circolo Pink di Verona di poter fare, sempre al Kroen, la festa Pride in occasione della giornata mondiale dell'Orgoglio gay-lesbico e trans nel giugno dello stesso anno, ricattando il Circolo Kroen in vario modo.Per questo secondo appuntamento è stata scelta Piazza Dante, altra amministrazione ma sempre divieti. Lo spettacolo va in scena alle 21.30. Un conto alla rovescia che, contro il divieto di fare musica dopo le 22.00, aspetta i vigiliper le immancabili visite con relative multe alle ragazze e ai ragazzi che ogni mercoledi si danno spontaneamente appuntamento in una delle più belle piazze di Verona. Contro tutti i divieti con cui l'amministrazione Tosi sta facendo morire la vita nel centro cittadino, CITTADINE E CITTADINI CONTRO I DIVIETI vi invitano Mercoledi 24 giugno alle 21.30 in Piazza Dante.


CITTADINE E CITTADINI CONTRO I DIVIETI