martedì 10 novembre 2009

BOICOTTIAMO IL REGGAE OMOFOBICO!


Il 14 Novembre al NEWAGE di Roncade (TV) c'è in programma il concerto di SIZZLA, noto razzista, sessista, fondamentalista e omofobo. Protestiamo contro questo “evento”, inviando una mail a: info@newageclub.it
A Roma e in altre città d'Italia, dopo forti pressioni, i concerti di Sizzla Kapleton Tok e altri sono stati annullati.
MOBILITIAMOCI e BOICOTTIAMO questi omofobi!!!

Guardate un po' cosa cantano...
PUMP UP
Step up inna front line
fire fi di man dem weh go ride man behind
Shot battybwoy, my big gun boom
TRADUZIONE:
Salite in prima linea
Fuoco sugli uomini che fanno sesso con gli uomini dal di dietro
Sparate ai gay e alle lesbiche, la mia grossa pistola fa bang
BOOM BOOM
Boom boom! Batty boy them fi dead
TRADUZIONE:
Bang Bang! [come in un colpo di pistola] i gay e le lesbiche vanno ammazzati
GET TO DA POINT
Sodomite and batty bwai mi seh a death fi dem
Mi no trust babylon fi a second yah so
Mi a go shot batty bwai dem widdi weapon ya
TRADUZIONE:
Ai sodomiti e i batty boy, io dico: a morte!
Non mi fido di Babilonia nemmeno per un secondo
Io vado a sparare ai gay e alle lesbiche con le armi

Vi ricordiamo alcuni fatti:
A un concerto svoltosi a Chicago il 12 aprile 2002, Sizzla si è vantato dicendo di ammazzare i gay e le lesbiche e ha anche incitato il pubblico a fare lo stesso: «non ritirerò le mie parole, io uccido i sodomiti e i gay, perché essi portano l'AIDS e le malattie alla gente. Sparali e uccidili,
non ritirerò le mie parole». Un rapporto di Amnesty International, datato 17 maggio 2004, a proposito di un concerto reggae svoltosi in Giamaica nello stesso anno, denunciava che sia
Sizzla che altre reggae stavano minacciando di uccidere i gay: «Durante il corso della serata, Kapleton, Sizzla e altri, hanno cantato quasi esclusivamente liriche sui gay. Usando il termine dispregiativo per gay ­«chi chi men» o «batty bwoys» ­ hanno esortato il pubblico ad «ucciderli, i
batty bwoy devono morire, colpi di pistola sulle loro teste, chiunque voglia vederli morti, alzi le mani».
In un'intervista rilasciata a Richard Burnett per il giornale canadese Hour il 19 agosto 2004 Sizzla ha dichiarato: «Bruciate i sodomiti, bruciate i battyman. Bruciate tutte le cose che sono sbagliate. Bruciateli... dobbiamo uscire da Sodoma e Gomorra proprio adesso...». Nel settembre 2004 il quotidiano Jamaica Observer ha reso noto che i vicini di Sizzla hanno lanciato una petizione per convincerlo ad abbandonare la loro comunità, perché la sua presenza ha causato un incremento della violenza nella comunità di Kingston.

FONTE: OUTRAGE! Dancehall Dossier: The essential guide to reggae murder-music

Sizzla viola il ''Compassionate Act'' durante i concerti in Germania Durante il concerto tenutosi il 13 Giugno scorso al Kesselhaus di Berlino, Sizzla ha violato quanto recentemente sottoscritto con il Compassionate Act. Il cantante giamaicano ha suonato le canzoni ''No No Way'' [No no no no way/ bad man nuh suck pussy / no no no no way / bad man no fuck batty - trad. Niente affatto / i duri non fanno sesso orale / niente affatto / i duri non fottono i froci] e ''Nah Apologize'' [Rastaman nah apologize to no batty bwoy - trad. i Rastaman non chiedono scusa ai froci] e ha lasciato che il pubblico intonasse al suo posto i ritornelli omofobi.

La cosa non ci lascia stupiti. Noi abbiamo sempre affermato dall'inizio della campagna di boicottaggio che questi accordi servono soltanto a salvaguardare il lato economico della questione, mettendo a posto la coscienza dei tour manager europei e delle case discografiche. Visto che quello che pensavamo succedesse si e' puntualmente verificato, ORA non
ci sono più scuse e non ci sono più Statement che tengano. Ribadiamo la nostra richiesta di annullamento di tutti i concerti di Sizzla in Italia.

COLLETTIVO FEMMINISTA&LESBICO VENGOPRIMA!

Verso il vertice di Copenhagen


Informare e mobilitare senza tregua sarà il compito di tutti gli attivisti anticapitalisti

di Vincent Gay*

Il vertice internazionale di Copenhagen che si terrà il prossimo dicembre sarà di un’importanza capitale per il futuro della lotta contro gli squilibri climatici e le loro conseguenze sulle popolazioni del globo. L’ultima fase della discussione che si è tenuta a Bangkok sottolinea le resistenze dei principali inquinatori del pianeta.

L’ultimo rapporto delle Nazioni unite presenta un aggravamento degli squilibri climatici superiore a quello già diagnosticato dal Gruppo internazionale di studi sul clima (GISC) e un recente rapporto britannico mostra che la temperatura globale potrebbe aumentare di 4 °C entro il 2060: ciononostante, le grandi potenze fanno di tutto per non essere costrette a operare i cambiamenti necessari.
Infatti l’alleanza tra gli Stati Uniti e l’Unione europea mira a ottenere un accordo senza obiettivi obbligatori, ma contenente solo belle promesse. Queste potenze si fissano degli obiettivi inferiori alle raccomandazioni minime del GISC (come l’UE, per esempio), oppure rifiutano qualsiasi impegno, come gli Stati Uniti, la Russia, il Canada o la Nuova Zelanda. D’altro canto i grandi paesi in via di sviluppo si dicono pronti a impegnarsi su degli obiettivi precisi. Di fatto si tratta in questo caso di ritornare su uno dei principi positivi del protocollo di Kyoto, quello della "responsabilità comune ma differenziata", che ingiungeva prioritariamente ai paesi industrializzati di diminuire le emissioni di gas a effetto serra, e solo secondariamente ai paesi del Sud. Ormai per i paesi industrializzati lo scopo è di imporre un accordo che implichi in parti uguali tutti gli Stati, senza tenere conto né delle loro responsabilità storiche né dei livelli differenti di ricchezza. Jean-Louis Borloo [attuale ministro francese dell’ecologia, dell’energia e dello sviluppo sostenibile, ndr] ha gioco facile nel parlare del destino del mondo che si giocherà a Copenhagen. Lasciare il destino del mondo nelle mani degli industriali, delle multinazionali e dei governi al loro servizio non potrà che generare nuove catastrofi.

Chi pagherà?

Aldilà degli impegni quantitativi e dei mezzi per onorarli, si afferma uno scontro tra le grandi potenze e i paesi più poveri, nei quali le popolazioni saranno le prime minacciate, in particolare sulla questione del finanziamento di fondi d’adattamento necessari ai paesi poveri per far fronte agli squilibri climatici. Anche in quest’ambito i paesi industrializzati si rifiutano di rinunciare ai propri diritti sul debito dei paesi del Sud. Ad esempio l’Unione europea propone che il finanziamento dei fondi d’adattamento provenga al 40% dal denaro proveniente dal mercato del carbone, e che il resto della spesa sia assunto alla pari tra i paesi sviluppati e i paesi del Sud. In altre parole, gli Stati, qualunque sia la loro responsabilità, dovranno pagare la stessa cifra, e soprattutto la maggior parte dei fondi sarà il risultato di meccanismi che non sono soltanto inefficaci, ma che inoltre sono un nuovo strumento per l’imperialismo, che permetterà ai paesi industrializzati di scaricare le proprie responsabilità su quelli del Sud. Per i popoli di questi paesi, una doppia trappola: essere obbligati a pagare e inoltre farsi carico della delocalizzazione della riduzione delle emissioni dei gas a effetto serra. Le proposte dei paesi africani sono orientate da un’altra logica, poiché propongono di prelevare il 5% del PIL dei paesi sviluppati per alimentare dei fondi di adattamento.
Le potenze imperialiste vorrebbero inoltre che siano le istituzioni al loro servizio, nelle quali detengono una maggioranza, a gestire i fondi, in particolare la Banca mondiale e il Fondo monetario internazionale. Non si può che rifiutare fermamente una tale prospettiva quando si conoscono i piani di aggiustamento strutturale imposti da queste istituzioni.

Diritto dei popoli o diritto del più forte?

Non bisogna far prova di ingenuità, per quanto riguarda la volontà di lottare radicalmente contro i cambiamenti climatici da parte di numerosi governi del Sud. Eppure è certo che l’unità dei paesi industrializzati è un arma puntata contro i popoli del Sud e che essi non possono accettare passivamente ciò che gli si vorrebbe imporre. Ormai è chiaro che bisogna basarsi prima di tutto su un’alleanza dei popoli, degli indigeni, dei movimenti sociali e ambientalisti, del tutto indipendente rispetto agli Stati. Una manifestazione ha avuto luogo a Bangkok il 5 ottobre e ha radunato i popoli thai, minacciati da grandi progetti industriali (dighe, centrali nucleari, …), la coalizione Climate Justice Now, la rete Via Campesina e delle delegazioni internazionali. È urgente estendere il più possibile questo tipo di movimenti per denunciare i primi responsabili e difendere un piano d’urgenza di salvataggio del clima su scala internazionale. Entro dicembre, informare senza tregua e mobilitare su questi obiettivi fondamentali sarà un compito prioritario per tutti i militanti anticapitalisti, con l’obiettivo, molto semplicemente, di fare in modo che questo mondo sia un mondo vivibile, egualitario e democratico.
* articolo apparso sul settimanale francese "Tout est à nous" dello scorso 15 ottobre. La traduzione in italiano è stata curata dalla redazione di Solidarietà.

domenica 8 novembre 2009

Sinistra Critica chiude il congresso


Sinistra Critica chiude il congresso, eletti i tre portavoce
Sono Flavia D'Angeli, Franco Turigliatto e Piero Maestri

«Costruiamo un movimento contro la crisi e il razzismo. Alle Regionali liste alternativa alla destra e al Pd»

Si è chiuso oggi il Congresso nazionale di Sinistra Critica, organizzazione della sinistra anticapitalista nata da una scissione del Prc al tempo del governo Prodi. La Conferenza, che si è tenuta a Bellaria, ha approvato con 146 voti, 15 astensioni e nessun voto contrario la mozione conclusiva e eletto il nuovo Coordinamento nazionale di 42 membri. Questo ha poi eletto i tre portavoce dell'organizzazione che, come da Statuto, non prevede la carica di segretario o leader nazionale. I tre portavoce sono Flavia D'Angeli, già candidata alle scorse politiche alla carica di premier, l'ex senatore "ribelle" Franco Turigliatto e il pacifista milanese Piero Maestri.
«Siamo di fronte a una crisi economica strutturale a cui occorre rispondere con una piattaforma adeguata» dice la mozione conclusiva. Tra le proposte di Sinistra Critica, la Riduzione d'orario a parità di salario, il salario minimo per legge, la nazionalizzazione delle aziende a rischio chiusura e poi un piano di urgenza sociale su servizi sociali e contro la privatizzazione dei beni comuni, a partire dall'acqua. Sinistra Critica si batte poi per una «prospettiva ecologista», la riduzione drastica delle spese militari e l'uscita dell'Italia dalle missioni di guerra.
Per quello che riguarda la crisi della sinistra italiana, Sc rilancia la necessità di costruire, da capo, «una nuova sinistra anticapitalista» a partire dall'autonomia politica dal Pd e quindi dall'alternatività rigorosa al centrosinistra.
Al resto della sinistra politica, sociale e sindacale due proposte: «Costruire un movimento contro la crisi e il razzismo» che prefiguri la cacciata di Berlusconi e per le prossime elezioni regionali una coalizione di forze anticapitaliste, ecologiste, di movimento per costruire liste alternative al centrodestra e al centrosinistra in tutte le Regioni.
Sinistra Critica darà via a una Campagna nazionale contro la crisi e il razzismo, riattiverà in Italia la Rete delle Marce Europee contro la disoccupazione, organizzerà una partecipazione al controvertice di Copenaghen sul riscaldamento climatico e avvierà una Scuola di Formazione politica attorno al Centro Studi Livio Maitan.

lunedì 2 novembre 2009

Giovedì 5 novembre "L'onda anomala"

LE NOSTRE VITE VALGONO PIU' DEI LORO PROFITTI
crisi | movimenti | territori | prospettive

6 ottobre 009 - 11 marzo 010


GIOVEDI' 5 NOVEMBRE ore 20.45 "L'ONDA ANOMALA"
(Circolo Pink, via Scrimiari 7 - Veronetta)
Noi la crisi non la paghiamo
libri&video | Crisi economica e università.
Presentazione di “L'onda anomala. Alla ricerca dell'autopolitica”, Edizioni Alegre e proiezioni di video sul movimento studentesco, le sue tappe e le assemblee nazionali.
Con Giorgio Sestili (coautore del libro, attivista romano dell'Onda).

>>> DALLE ORE 19.30 APERITIVO E VIDEO SUL MOVIMENTO STUDENTESCO


PROSSIMO APPUNTAMENTO

Mercoledì 18 novembre ore 20.45 Sala Lodi
LAVORARE COME UN NEGRO
assemblea | Crisi, razzismo e cittadinanza.
Intervengono Moustapha Wagne (Coordinamento Migranti di Verona); Felice Mometti (Sinistra Critica).
proeizione ore 20.30 | “Veronetta: passaggi di testimone” con le autrici Diambra Marani e Valentina Merzi

LEGGI TUTTO IL PROGRAMMA

Italia, nel 2010 verranno spesi oltre 23 miliardi di euro per la Difesa

Nel 2010 l'Italia, all'ottavo posto al mondo per spese militari, spenderà oltre 23,5 miliardi di euro per la Difesa. E' uno dei tanti dati contenuti nel saggio 'Il caro armato', appena pubblicato da Francesco Vignarca (Rete Italiana per il Disarmo) e Massimo Paolicelli (Associazione Obiettori Nonviolenti).
Il testo, edito da Altreconomia, spiega come questi costi siano da imputare alle oltre trenta missioni militari italiane all'estero, al mantenimento di un esercito professionale di 190mila uomini (dove il numero dei comandanti - 600 generali e ammiragli, 2.660 colonnelli e decine di migliaia di altri ufficiali - supera quello dei comandati), ma soprattutto all'acquisto di costosissimi armamenti: dai nuovi sistemi d'arma dalla portaerei Cavour (1,4 miliardi di euro), alle fregate Fremm (5,7 miliardi) ai 131 cacciabombardiere F-35 (13 miliardi). Alla faccia della crisi economica.

www.peacereporter.net