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di Stella SpinelliE il caso Esma è fra i più raccapriccianti di quegli anni bui: essere considerato il più grande carcere illegale di un continente la cui storia recente è zeppa di dittature e repressione la dice lunga. Da lì sono passati circa cinquemila sequestrati fra il 1977 e il 1981, tanto che è stato eletto quale luogo ideale per il museo della memoria, il posto in cui non dimenticare affinché niente di tutto questo si ripeta.
In Argentina, solo grazie all'abolizione delle leggi di Obediencia Debida e del Punto Final, le cosiddette leggi del perdono, avvenuta nel 2003 si sono potuti perseguire i responsabili, ossia quelle migliaia di repressori che fino a quel momento avevano vissuto impuniti e senza cambiare di una virgola la propria vita. Ognuno di loro è finalmente chiamato proprio in questi giorni a sedersi alla sbarra, con addosso gli occhi attenti e severi del mondo. Il processo pubblico è infatti iniziato giovedì 18, a pochi giorni dal Giorno della memoria per la verità e la giustizia, che viene celebrato oggi, 24 marzo. Tante le celebrazioni, in memoria degli scomparsi della dittatura, e tante anche le denunce e le richieste di chiarezza per un altro caso che la dice lunga sul grado di riconciliazione raggiunto dagli argentini: Julio López, testimone nel processo a Miguel Etchecolatz, ex commissario di Buenos Aires condannato poi all'ergastolo, è sparito proprio nel giorno in cui doveva essere ascoltato dall'accusa. Era il 18 settembre 2006. Da allora il nulla, tanto che è stato dichiarato primo desaparecido della repubblica.
L'Argentina ha ancora tanto da fare prima di ricreare una società unità e serena nell'approccio con un passato tanto pesante quanto fresco. I carnefici di un tempo sono ancora vivi e i complici più che vegeti, anche nella società civile. È di ieri sera la protesta di Organizzazioni dei diritti umani e sociali davanti alla sede del Gruppo Clarin, azienda leader nel settore della comunicazione di massa. Con fiaccole e striscioni i manifestanti hanno voluto denunciare i continui ostacoli che la direttrice generale di questo impero mediatico, Ernestina Herrera de Noble, sta disseminando per sviare le ricerche sulla reale identità dei suoi due figli adottivi. Troppe coincidenze fanno presupporre alle Abuelas che si tratti di due di quei bambini strappati alle madri sequestrate durante il regime. Una protesta corale dunque contro quelli che vengono definiti complici civili dei repressori. È noto che la direzione del Clarin strinse un patto con il dittatore Jorge Rafael Videla, che in cambio consegnò a Clarin e La Nacion l'impresa Papel Prensa che tutt'oggi posseggono.
Finora, sono quattro i processi su cause riaperte dopo il 2003 e nei tre già conclusi sono stati condannati l'ex poliziotto Julio, detto el turco Julián Simon, Miguel Etchecolatz, e l'ex cappellano militare Christian Von Wernich. Giovedì si è invece seduto sul banco dei testimoni l'ex prefetto Hector Febres, detto Selva proprio perché racchiudeva in sé tutto l'essere selvaggio proprio delle belve. A denunciarlo, alcuni dei pochi sopravvissuti: Carlos Lordkipanidse, Carlos García, Josefa Prada de Olivieri e Alfredo Margari. Le accuse sono infatti di averli sequestrati e torturati. E chissà quanti altri come loro.
Oltre a questo primo processo contro un membro dell'Esma, c'è una cinquantina di aguzzini in attesa di giudizio, perché già processati. Giudizio che è continuamente rimandato. E il timore è che accada lo stesso nel procedimento dell'Esma, diventando 'senza fine'. Gli imputati sono tutte persone anziane e in quanto tali gli appigli per rinviare all'infinito le udienze non mancano.

Il 24 marzo 1976, meno di tre anni dopo il golpe di Pinochet in Cile, i militari guidati dall'ammiraglio Massera (affiliato alla P2, come Berlusconi) e da altri boia come Videla, Agosti, Galtieri e moltri altri, presero il potere ed instaurarono un regime di feroce repressione. Un sistema di terrorismo di Stato che provocò migliaia di morti e 30.000 desaparecidos. Una dittatura anche economica che favorì il liberismo più sfrenato ed i cui effetti sul paese si vedono ancora oggi.
Mentre la crisi economica approfondisce i suoi effetti e migliaia di persone perdono il proprio posto di lavoro per gli effetti della crisi il sistema politico italiano si ritrova in una profonda crisi e un'evidente impasse. Il caso del Decreto "ad listam" varato dal governo Berlusconi per salvare solo le proprie liste e i propri candidati - Sinistra Critica viene ad esempio ignorata in Umbria, come altre liste in diverse regioni - è solo la spia più arrogante e violenta, sul piano istituzionale, di una politica intenta a salvare sé stessa e che non ha nulla da offrire a milioni di lavoratori e lavoratrici.
Se infatti il governo Berlusconi punta con politiche razziste e progressivo smantellamento dei diritti di lavoratrici e lavoratori ad incentivare una guerra tra poveri per scaricare la crisi sulle/sugli stesse/i, il Partito democratico non è più nemmeno in grado di elaborare una visione alternativa che non sia l'astratto rispetto delle regole. Liberismo sociale, subordinazione ai poteri forti, leggi l'instabile capitalismo italiano, generico progressismo sono le espressioni con cui Bersani cerca di recuperare il terreno perduto. La prospettiva strategica di alleanza con l'Udc di Casini descrive lo scopo.
Di contorno L’Idv, pur portando avanti giuste battaglie di trasparenza e democrazia, rimuove la drammatica questione sociale posta dalla crisi, mentre Sinistra ecologia e libertà e Federazione della sinistra continuano a percorrere la stessa strada che ha portato la sinistra alternativa ad uscire dal parlamento: quella del meno peggio ad ogni costo.
Di fronte a tale scenario abbiamo proposto a tutte le forze politiche e sociali della sinistra alternativa di costruire un terzo polo, un polo antiliberista e anticapitalista, alternativo al Centrodestra e al Centrosinistra, che utilizzasse le elezioni per far vivere i contenuti sociali dei movimenti, assenti dai progetti politici delle due coalizioni. La subordinazione al Pd da un lato, e un settarismo che alla fine non ha prodotto nulla, dall'altro, hanno impedito a questa prospettiva di affermarsi.
E quindi, mentre un intero sistema, politico, istituzionale, economico, galleggia alla meno peggio continuando a produrre danni sociali , l'alternativa politica non esiste. Questa constatazione non ci spinge alla depressione ma semplicemente ci esorta a impegnarci a fondo per farla emergere. Far emergere una sinistra nuova, anticapitalista, ecologista, femminista, internazionalista che dia senso alla voglia di cambiamento, che offra una coerenza duratura a chi chiede un sovvertimento dell'esistente. Una sinistra nuova, giovane, capace di guardare al futuro e di fondare la propria forza sul protagonismo dei soggetti in lotta: i lavoratori, le donne, i migranti, gli studenti, i comitati ambientalisti, i gruppi di solidarietà, fino coloro che si battono per una democrazia radicale. Occorre oggi ripristinare quello che Gramsci definiva lo spirito di scissione: staccarsi dall'egemonia dominante, compresa la logica del meno peggio, per costruire un'altra politica, un'altra logica e un'altra prospettiva rispetto a quelle viziate offerte dall'attuale gioco politico. Occorre pensare a obiettivi rivoluzionari tali perché capaci di riformare in profondità il sistema: vietare i licenziamenti, ridurre l'orario di lavoro, istituire un salario minimo, affermare il vincolo ambientalista contro le speculazioni, rinsaldare i beni comuni, rilanciare diritti fondamentali come l'istruzione, la salute, la pensione, smantellare il militarismo e la logica di guerra, difendere le libertà e l'autodeterminazione di ognuno e ognuna.
E' con questa prospettiva che dunque questa volta noi non votiamo, non li votiamo. Non per rifugiarci in un astensionismo salvifico o astratto ma per costruire un'altra politica e un'altra prospettiva. Per rilanciare la proposta di una Coalizione alternativa fatta di forze diverse ma accomunate dalla distanza da un sistema in crisi e dalla volontà di dare forza e organizzazione al protagonismo sociale.
Sinistra Critica - Organizzazione per la Sinistra Anticapitalista